Lettera al mio Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Lo so che anche tu non mi sopporti più.  Ti supplico, però,  di esaudire le mie preghiere.

Sei sempre stato nei miei pensieri sin dalla più tenera età.  Già da piccolo, infatti, l’idea di un personaggio grassoccio, con una barba folta, che portasse felicità in questo mondo (sempre identificabile con il rosso), suscitava in me grande speranza nel futuro (speranza che ancora oggi coltivo).

Quest’anno ti scrivo per supplicarti di farmi un regalo. Sono stato buono (forse), ed ho dato prova di lavorare duro per tutto il mio percorso di vita. Forze malefiche, purtroppo, hanno impedito la mia piena riuscita.

Quattro elfi dispettosi, hanno molestato il mio quieto vivere, impedendomi di raggiungere uno dei miei obiettivi. Tutti vestiti di verde, i quattro piccoli aiutanti di un altro Babbo Natale (forse quello della Coca-Cola), mi hanno sconfitto nella scalata alla vetta del Monte Grassi. Primo fra tutti Daeron Dimatius, che mentre diceva che “c’è qualcosa di grande in me”, si apprestava a raggiungere prima di me il traguardo. Dimatius, però, è tutto sommato un elfo astuto, e seppure io sia scontento di non essere riuscito nel mio intento, accetto la sua vittoria con meno dispiacere. Dopo Dimatius, Felandur Sergae scalava velocemente il ghiacciaio del monte. Sergae, con furbizia, aveva ottenuto, ai prezzi più bassi della provincia elfica, la patente di guida alpina, ed in scioltezza mi ha superato. A Sergae, si aggiungeva poi Aerandir Gael, uno strano elfo fuori dagli schemi, molto belligerante e determinato, che con un fumogeno mi ha confuso ed ha raggiunto la cima. Ultimo, ma tanto è bastato per sconfiggermi, è giunto Daeron Fuschiolos. Le sue origini sono ignote: c’è chi specula sul fatto che sia nato nei fiordi, altri affermano che sia semplicemente napoletano. Eravamo appaiati sull’ultimo ghiacciaio, e con i denti cercavo disperatamente di aggiudicarmi la vetta. Ad attendermi, però, c’era un esercito di sgherri (precisamente 31) che, armati di Chupa-Chups, erano intenti a festeggiare. L’alto volume della musica, però, provocava una valanga, che mi investiva nelle ultime picconate al freddo ghiaccio.

Questo, caro Babbo (mi rivolgerò a te come Karl), è lo sciagurato evento che mi ha visto coinvolto. Questa cima, oramai, è irraggiungibile, ma altre vette e nuovi cammini appaiono all’ orizzonte… una maschera, una spada e una nobile idea attraversano il mio spirito indomito. Aiutami a raggiungerle, e ti prometto di conservare lo spirito di giustizia sociale e rivoluzione che mi accompagnerà nelle mie nuove avventure.

Sempre tuo,

Zorro