Europa Luna Park

 

 

 

 

 

 

 

L’EUROPA È UN GIGANTESCO LUNA PARK
Il mese scorso, ho pensato che Berlino fosse una città stu- penda, quando persino Alexanderplatz, nel freddo di una
domenica, nella riservatezza dei negozi chiusi, riusciva co- munque a trasmettermi qualcosa, sapeva parlare da sé: non
era una semplice piazza europea imbottita di loghi famo- si. Le Luci al neon, i cartelloni pubblicitari certo c’erano, ma
erano calati in uno sfondo opaco ed evanescente, in cui il grigio faceva da sfondo secco, asciutto, non fumoso come
quello di Londra o ovattato come quello di Copenaghen.
I miei occhi, brilli dopo aver speso il pomeriggio al Brauhaus Lemke, mi spingevano a soffermarmi sui particolari, a captare
i segnali che mi urtavano la retina e a rielaborarli. La torre delle televisione, che celava la sua testa sopra le nuvole, era
una torre a caduta libera, l’Orologio Universale un ottovolan- te che faceva schizzare i pianeti posti sopra il suo basamento
ad enormi velocità, confondendone le traiettorie. Quello era il centro dell’Europa, pieno di attrazioni che al calar del sole
venivano abbandonate alla notte, in attesa di un altro giorno. Penso che l’Europa sia simile a un gigantesco Luna Park: ci si
diverte, si ride, ci si distrae.Una gioia che si alterna tra giorno e notte, tra finzione e realtà, in bilico tra noia e divertimento.
Al di fuori può sembrare l’accesso ad un sogno candido e lucente, ma una volta entrati cela un effimero piacere, un intratteni-
mento che per una breve parentesi di tempo ci allontana dal
resto, da ciò che nostro malgrado ci circonda e non ci piace.
Dentro al Luna Park giriamo come dei pazzi, calamitati tra un’attrazione e l’altra. Dipende tutto dall’atteggiamento
con cui ci si entra. Per alcuni, soprattutto per i bambini, che sono i più ingenui portatori di speranza, il parco giochi
è vissuto con l’ansia di entrarvi, con la tenera gioia di gu- starlo, con la rasserenante sensazione di aver trovato un
luogo dove crogiolarsi nella propria felicità. Il Luna Park, quando viene vissuto con nervosismo e disillusione può diventare
invece un peso, un’ipocrisia che nasconde la real- tà, forzandoci a dipingerla più colorata di quanto non sia.
Ora ci troviamo tutti dentro questo andirivieni di incoerenze lampeggianti che stridono, a volte anestetizzano, altre confortano.
Sicuramente sono ormai insite dentro la nostra genera- zione, dentro l’Europa, dentro ognuna delle dodici stelle. Si
annidano tra il lavoro e la disoccupazione, tra l’arte e l’insod- disfazione, tra un bambino nuovo Gesù in mezzo al Mediterraneo
e la nascita di un amore nel traffico di Londra.
Dario Di Matteo
Europa Luna Park

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