IL TRAGUARDO

EDITORIALE

In un’era in cui le amicizie si definiscono in base ai gruppi su whatsapp, in cui le feste in discoteca costituiscono il nuovo salotto letterario, ho conosciuto una frizzante aria di complicità tra quelli che forse, o sicuramente, diventeranno gli “amici di una vita”.

Siamo una piccola realtà, un piccolo gruppo di amici, all’interno di una classe, parte di una scuola, destinati ad immergerci in una società di cui ancora non ci sentiamo parte.

Un po’ come la Nottola di Minerva, che si alza in volo quando il sole giunge al tramonto, comprendiamo a pieno le cose solo quando si sono completamente manifestate. Ed è forse questo il momento più adatto per tentare di proporre un bilancio di questi 5 anni: sarebbe banale procedere anno per anno ed elencare tutti passi avanti, i passi falsi, le nuove amicizie e quelle che invece ho deciso di abbandonare; procederei piuttosto soffermandomi sugli eventi che immediatamente affiorano alla mia memoria, perché sono quelli legati alle emozioni, a luoghi e tematiche che hanno in me una particolare rilevanza.

Quando penso alla scuola, mi viene in mente la mia classe, il mio gruppo di amici, persone che hanno imparato a conoscermi e con le quali ho instaurato grandi rapporti di stima e fiducia. Ecco, qui emerge una prima caratteristica di me stesso: stento a porre fiducia in altri, o meglio, così è stato per la maggior parte degli anni trascorsi a scuola; ma in una realtà ristretta come quella di classe, ho potuto reinventarmi, e mettermi in gioco, apprendendo che forse davvero “l’unione fa la forza”.

Pensando ad un luogo a me caro, sicuramente mi viene in mente il bar. Un piccolo angolo di ristoro che ha memoria di risate, divertimento, confessioni e riflessioni. Sono stati innumerevoli (e lo saranno ancora) i tentativi dei professori di schiodarmi da lì, ma purtroppo si sono rivelati vani. Quando la mattina mi reco lì per fare colazione, vengo accolto con dolcezza dalle urla di Marco
che insulta ogni giorno una diversa classe sociale; poi ci sono le ragazze (Raffaella e Laura), che cercano di placarlo, e allora iniziano ad interagire con i clienti, e a rimandarlo dietro le quinte. Manca una persona però, Serena, che si è sempre rivelata una vera amica; capace di ascoltare, e di non tenere a freno la lingua quando c’è da commentare e dissentire.

Le emozioni provate in questo arco temporale all’apparenza infinito, non possono essere nemmeno elencate in un articolo di giornale, vista la loro immensa divergenza e varietà. Posso solo paragonarle, ad esempio, a una funzione sinusoidale piena di continui massimi e minimi, alti e bassi, con la differenza che nella vita reale non hanno un periodo pari a 2π, ma sono imprevedibili.

Mi servono ancora troppe pagine per poter tramutare in parole ciò che non ha sostanza, e che tuttavia pesa più di un mattone.

La nostalgia si fa sentire, il tempo è tiranno, e imparerò anch’io ad affrontarli.

E sei tu.
Il tuo tempo migliore.

Riccardo Zampieri

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